I VARI TIPI DI TRATTAMENTI

Bisogna prima di tutto valutare il tipo di pietra, la finitura, le condizioni ambientali, la collocazione, la destinazione d’uso: pavimentazione veicolare o pedonale, esterna o interna, rivestimento verticale.

Le pietre naturali e gli agglomerati di pietre naturali sono tantissimi, ogni tipologia presenta delle proprie caratteristiche per origine, durezza e trattamento.

Tutte queste tipologie di pietre naturali sono costituite principalmente da vari composti mineralogici, che determinano la loro robustezza e la loro facoltà di resistenza a vari agenti atmosferici (se utilizzate per pavimentazioni esterne) e al calpestio.

Le pietre naturali utilizzate per operazioni di pavimentazione possono essere sottoposte a finitura lucida o non lucida e posate in interni o in esterni. Ci sono moltissime tipologie di pietre naturali: marmo, granito, ardesia, porfido, tantissime “varietà locali” (come la pietra di Luserna, la pietra di Vicenza, la pietra di varietà leccese).

Esistono poi gli “agglomerati di pietre naturali”, divisi in “agglomerati non lucidi” come il granigliato e il marmocemento, e gli “agglomerati lucidi” come la varietà di pietra “alla veneziana” e la graniglia.

Cibi, caffè, bevande, oli essenziali o da cucina, saponi possono portare alla formazione di macchie la cui totale rimozione può essere difficoltosa. Per prevenirle è norma settoriale l’utilizzo su pavimenti e rivestimenti di protettivi per evitare la penetrazione all’interno della pietra. quindi una manutenzione più facile e veloce. All’esterno è invece l’acqua a provocare i danni. L’infiltrazione è infatti il fattore scatenante della maggior parte dei processi di deterioramento dei materiali da costruzione. Si pensi ad esempio ai danni che possono causare i cicli gelo/disgelo.
Se in condizioni di bassa temperatura l’acqua si infiltra nei pori della pietra e successivamente si trasforma in ghiaccio, aumentando di volume sottoponendo i materiali ad una fortissima pressione dall’interno fino a disgregare la superficie. Un fenomeno meno conosciuto, ma dal meccanismo simile al precedente è l’infiltrazione nei materiali da costruzione dei sali disciolti in acqua (ad esempio i solfati che derivano dalle piogge acide, il cloruro di sodio usato come antigelo in strada, sali di varia natura contenuti negli adesivi, malte o cementi non appropriati all’uso specifico). Una volta trasportati dall’acqua nelle porosità e in certe condizioni di umidità e temperatura, questi sali possono cristallizzare ed aumentare di volume. Questo provoca pressioni enormi con gravi danni in poco tempo. Oltre a questo, i sali, essendo igroscopici, richiamano ulteriore umidità evidenziata da efflorescenze biancastra come quelle dei muri umidi.

Per chiudere le porosità di una pietra naturale e renderla immune da macchie, efflorescenze, gelività sono disponibili le seguenti classi di prodotti. Come premessa va tenuto presente che non sempre sono necessari: le tegole in ardesia, beola, serpentino come i cubetti di porfido o granito delle piazze che sono finiti a grezzo (si dice a spacco cava) non hanno bisogno di nessun trattamento e resistono ai gelivi climi alpini per secoli se non millenni senza problemi.
Uno di questi trattamenti deve invece essere necessariamente eseguito su tutte le pietre naturali lucide e in particolare su marmi o pietre calcaree in genere, specialmente in cucina o bagno, specialmente se completamente bianchi e omogenei. Tra le categorie di marmi decisamente da curare con prodotti protettivi svettano i delicati e trasparenti onici calcarei (alabastri).

SILICONI
“Silicone” è un termine molto ampio che comprende un insieme di sostanze con caratteristiche e applicazioni molto differenti. Nel caso dei protettivi, i siliconi sono stati i primi prodotti idrorepellenti disponibili sul mercato. Attualmente le due classi di prodotti più usate sono silani e silossani. I primi sono sostanze a bassa viscosità capaci di legarsi chimicamente alle pietre. Riescono quindi a penetrare in profondità nei substrati porosi e danno un trattamento idrorepellente di lunga durata.
Per la loro particolare struttura, non riducono la permeabiltà al vapore acqueo e permettono la traspirazione della pietra e sono molto stabili ai raggi UV. Sono disponibili sia in soluzioni a base solvente, sia in emulsione acquosa. I silossani derivano direttamente dai silani i quali a volte hanno una volatilità troppo elevata, facendoli reagire con se stessi in condizioni controllate. In questo modo si ottiene unprodotto con caratteristichesimili al silano, ma convolatilità inferiore.

POLIMERI FLUORURATI
Di solito sono poliacrilati o poliuretani in cui sono stati inseriti un certo numero di atomi di fluoro. Ciò porta a molecole capaci di portare la tensione superficiale (forza di natura elettrochimica che determina la bagnalità) delle superfici trattate a livelli molto bassi. I polimeri fluorurati hanno così un ottimo potere idro e oleorepellente usati da soli o in associazione con silani e silossani, con cui sono sinergici. Sono durevoli e non cambiano l’aspetto delle superfici trattate. Anch’essi sono disponibili sia in soluzioni a base solvente, sia acquosa.

ANTIGRAFFITI
Il problema “anti-graffiti” nella fase preventiva è stato risolto da un nuovo prodotto denominato STRIP composto da base di cere esterificate e micro cristalline additivate con speciali resine acriliche. Spalmate sulla superficie di marmo o granito formano una piccolissima pellicola protettiva che resiste per molto tempo sia all’azione del sole che agli agenti atmosferici.

OLIO DI OLIVA
Impregnare con olio di oliva è il metodo storicamente usato nei tempi antichi come idrorepellente sui piani cucina o per gli oggetti in marmo legati al mangiare. Non dura molto in confronto ai trattamenti moderni, ingiallisce un pò il materiale, non protegge dagli acidi, non impedisce le macchie ma in cucina è la soluzione dei naturalisti convinti essendo l’olio di oliva commestibile. Per pavimenti e rivestimenti è comunque consigliabile usare una cera moderna.

LE PIETRE

PIETRA DI VICENZA, DI LECCE, SERENA, DORATA, ARENARIE E PIETRE POROSE ASSORBENTI

Pietra di Vicenza, di Lecce, Serena, Dorata, Arenarie e altri tipi di pietre porose sono di origine sedimentaria o di origine metamorfica. Vengono utilizzate non solamente per rivestimenti murali, ma anche per le più svariate rifiniture, come colonne, capitelli, scalini, soglie, caminetti, pavimenti, ecc. Queste pietre sono ad alto assorbimento e facilmente macchiabili per questo si consiglia la protezione con prodotti a base acqua. Nelle pavimentazioni interne è opportuno inoltre concludere il trattamento con una cera di finitura per ridurre l’assorbimento dello sporco e facilitare la manutenzione ordinaria.

TUFO

Il tufo è una pietra naturale di origine vulcanica, formata per solidificazione di cenere e lapilli. Ha una struttura porosa, di aspetto spugnoso e soprattutto facilmente lavorabile. Solitamente il giallo è il colore ricorrente di questo materiale da costruzione ma lo possiamo ritrovare con sfumature che vanno dal viola al nocciola.

Anche i calcari formati da sedimenti precipitati grazie all’azione dell’acqua formano rocce chiamate tufi, che generalmente includono tracce di vegetali o di conchiglie fossilizzate. Vengono chiamati tufi (se di colore bianco o Carparo se più ambrato), delle rocce arenarie tuttora ampiamente utilizzate nell’edilizia (p. es. in Puglia; oppure in Sicilia nella zona di Marsala).

Tutti questi tipi di pietre sono ad alto assorbimento e facilmente macchiabili per questo si consiglia una buona protezione idrorepellente e/o antimacchia. Data la porosità del materiale, in alcuni casi può essere opportuno effettuare un trattamento consolidante che impartisca una maggiore coesione al supporto e ne riduca lo spolverio.

Nei rivestimenti interni è opportuno effettuare un trattamento antispolvero per ridurre l’assorbimento dello sporco e facilitare la manutenzione ordinaria.

VENEZIANA / PALLADIANA

La Veneziana, chiamata anche Palladiana, è un agglomerato composto da graniglie di marmo, cemento e calce. Il terrazzo alla veneziana è un pavimento continuo (senza fughe), interamente realizzato in opera. Di norma il materiale è finito con una levigatura e lucidatura a piombo. Ha un grado di assorbimento medio- alto. Si consiglia pertanto di effettuare un trattamento antimacchia a base solvente con prodotti traspiranti ad effetto naturale.

GRANIGLIA

Il pavimento in marmette di graniglia nasce come evoluzione del terrazzo alla veneziana de è ottenuto attraverso l’impasto di frammenti di marmo di piccole dimensioni mescolati e legati con cementi e ossidi naturali. Il pavimento in graniglia può essere sia grezzo che lucido, e presentare sulla sua superficie eleganti decorazioni. Presenta un assorbimento medio alto, quindi si consiglia di effettuare un trattamento antimacchia con prodotti a base solvente

PORFIDO

Il porfido è una roccia magmatica come il granito. Questo tipo di pietra viene spesso utilizzata per applicazioni all’esterno poiché è molto resistente sia al forte freddo sia a temperature decisamente elevate. Lo possiamo trovare perciò in particolare in vari tipi di pavimentazioni (dai bolognini o sanpietrini a lastre di modeste dimensioni) come anche utilizzato per rivestimenti e pareti ventilate.

PIETRE RICOSTRUITE

La pietra ricostruita, detta anche ricomposta o artificiale, è ottenuta miscelando leganti (cemento, sabbie o argille) con pietre e marmi macinati. E’ utilizzata principalmente come rivestimento murale esterno ed interno, nonché per ricoprire ed abbellire muretti di cinta, ecc. Su questo tipo di materiale, a medio basso assorbimento, si consiglia l’utilizzo di protettivi a base solvente. Si possono trovare in commercio anche pietre ricostruite realizzate interamente in gesso, sono materiali che si usano esclusivamente per rivestimenti interni considerato il loro altissimo assorbimento. Su questa ultima tipologia, si consiglia di utilizzare una cera opaca per bloccare lo sfaldamento del materiale e aiutare l’operazione di pulizia.